Razzisti in viaggio

Gabriel Tibaldi

 

Razzismo, discriminazione e intolleranza in viaggio


Qualche anno fa ho assistito ad una scena che non dimenticherò più.

Ero in un piccolo ristorante di Palawan, nelle Filippine, e di fianco a me un gruppo di italiani stava prendendo a male parole un cameriere del posto, reo di non essere abbastanza veloce nello svolgimento delle proprie mansioni.

Erano circa dieci persone, grassocce e piuttosto livide, paonazze e volgari, che Gabriel Tibaldise la prendevano perché il cibo non arrivava in tempo.

Istintivamente mi chiesi…in tempo per cosa?

Immediatamente venni travolto dalla tristezza, un immenso vuoto mi agganciò l’anima e mi fece sentire l’intero peso della mia depressione, come se la scena emanasse una sorta di respiro biblico, universale, come se fosse l’esemplificazione dei comportamenti di tutta l’umanità.

Non vedevo semplici turisti tronfi e superbi, ma grassi capitalisti sedotti dalla stupidità che giocavano con lo schiavo di turno, che ridevanodella propria idiozia e torturavano l’etica per il solo gusto di farlo.

Razzismo Zingaro di Macondo

Razzismo, discriminazione e intolleranza in viaggio – Zingaro di Macondo –

Era un episodio di stampo pasoliniano che mi diceva che nulla sarebbe mai cambiato.

Le frasi erano in italiano e il fatto che il filippino non capisse una parola era fonte di ilarità e ulteriore disprezzo.

Evidentemente l’italiano era la lingua del mondo, della cultura, del tutto, un fascismo a denti digrignati e senza nemmeno il coraggio della colpa.

Qualcuno del gruppo disse che se fosse stato lui il capo, allora sì, che le cose in quel ristorante avrebbero funzionato. Superbia, arroganza e probabili vendette per torti indicibili di un mondo lontano.

Un altro gli sventolava una forchetta sotto il naso, forse per fargli capire di cosa avesse bisogno oppure per esprimergli un odio ancestrale con il primo oggetto che aveva trovato.

Il ragazzo, piccolo come una bambola, aveva la schiena piegata e il volto a guardare le proprie scarpe. Così era la storia dell’umanità, e lui la percepiva tutta su di sé, come un immenso soffio malefico, come una colpa non sua da espiare in modo cristiano.

Nulla era cambiato e nulla sarebbe cambiato nemmeno in futuro. Questo avevo nella testa.

Il turista razzista

Il turista razzista, o turista colonizzatore, è una persona che va in vacanza all’estero, generalmente in posti molto lontani, “esotici” e “belli”, e si comporta come se la sua cultura fosse superiore rispetto a quella del luogo che lo sta ospitando, come se lui stesso fosse insignito di un ruolo per una missione apologetica per il miglioramento delle condizioni del genere umano nella sua interezza.

Per inciso mi alzai e pagai il conto alla frase “giapponegro di merda”, una frase che qualcuno pronunciò con modi militareschi e urlando nel silenzio delle notti asiatiche.

Le fattezze del ragazzo e la sua carnagione scura gli avevano valso quell’appellativo, come se esseri neri o giapponesi fosse meno che essere italiani e bianchi.

Nulla era cambiato, mi alzai e cercai rifugio nel mare e nelle stelle delle Filippine.

Il razzismo sistemico. Razzismo, discriminazione e intolleranza in viaggio

Esiste un razzismo sistemico che secondo me siamo ben lungi dall’aver sconfitto.

 

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E forse le radici di questa predisposizione mentale vanno cercate nella storia della colonizzazione africana, anche se gli esempi di sottomissione di interi popoli sono ben più antichi.

La storia del continente africano è una storia di sfruttamento, becero razzismo e guerre tribali, quest’ultime spesso finanziate da privati per meri interessi economici.

Ben prima dell’avvento del nazismo, l’Africa fu la principale vittima del razzismo che imperversava a tutte le latitudini, da tutti accettato come si accettavano le stagioni e le piogge.

La schiavitù esiste dalla notte dei tempi.

Ancora oggi ci sono strascichi di questo orribile fenomeno, strascichi non solo sociali, ma addirittura politici, come ad esempio in certe zone rurali dell’Afghanistan nelle quali le bambine sono oggetto di compravendita legalizzata o tollerata.

Da sempre l’uomo sfrutta l’uomo, e lo fa in virtù di una sedicente supremazia su altri generi o su altri popoli.

Il continente che in tal senso ha subito le umiliazioni storiche peggiori è dunque proprio l’Africa.

La colonizzazione africana. Razzismo, discriminazione e intolleranza in viaggio

Fu il Belgio, sul finire del XIX secolo, a iniziare la corsa allo colonizzazione africana.

La piccola nazione europea era, insieme alla Gran Bretagna, la patria della rivoluzione industriale e in pochissimo tempo accumulò una quantità di ricchezze tali che le permisero di attivare, lei sola, il processo di colonizzazione europea in Africa.

Leopoldo II, il re dei belgi, disse che il continente nero era una magnifica torta da spartirsi.

Nel 1885 il Congo divenne uno stato di proprietà del Belgio e i suoi 10 milioni di abitanti vennero ridotti in schiavitù.

I congolesi vennero impiegati per ricavare tutto il ricavabile dalle infinite risorse della regione: avorio, caucciù, legname pregiato, rame e palme da olio che finirono sui mercati europei a prezzi vantaggiosi, data la manodopera a costo zero.

Stop razzismo Zingaro di Macondo

Razzismo, discriminazione e intolleranza in viaggio – Zingaro di Macondo –

All’epoca la comunità internazionale applaudì le gesta del Belgio, un paese che stava aprendo prospettive interessanti in un continente ricco di giacimenti e di schiavi che nemmeno erano ritenuti esseri umani.

Come spesso accade in questi frangenti, frangenti nei quali il mondo intero sembra assopito dallo slancio folle di pochi, fu l’arte a farsi carico di criticare, di sollevare il velo.

Joseph Conrad, nel suo meraviglioso Cuore di Tenebra, disse che il Belgio stava sfigurando l’umana coscienza con un saccheggio di proporzioni inaudite.

Era un periodo durante il quale era la norma acquistare terre, inclusi i loro abitanti, e il fatto che il Belgio avesse fondato un vero e proprio stato autonomo in casa d’altri fu ritenuto assolutamente legittimo.

Di là c’erano i “negri”, gli inferiori, gli stupidi, le bestie.

Ancor prima della creazione dello stato libero del Congo, i portoghesi avevano acquisito il dominio sulla baia di Delagoa, sulla bellissima costa del Mozambico.

Sviluppare i “sottosviluppati”. Razzismo, discriminazione e intolleranza in viaggio

Le potenze coloniali (Francia e Gran Bretagna su tutte) giustificarono i loro interventi in Africa con una presunta opera civilizzatrice di popoli inferiori, di gente “che aveva bisogno di noi”, con la stessa stupida retorica che possiamo trovare lungo la storia dell’umanità, sia prima che dopo.

Razzismo, discriminazione e intolleranza in viaggio Zingaro di Macondo

Razzismo, discriminazione e intolleranza in viaggio – Zingaro di Macondo –

La missione di Cristoforo Colombo nelle Americhe, che darà il via al più vasto genocidio dell’umanità, finì per avere le stesse giustificazioni: civilizzare, “cristianizzare” i popoli arretrati.

Le stesse tesi saranno espresse da Bush figlio, quando dirà che l’intervento americano in Iraq era necessario per esportare la democrazia.

Fare guerra in nome della democrazia: un concetto folle che, se da una parte lasciò molti a bocca aperta, dall’altra trovò molti consensi.

Viaggiare con rispetto o…stare a casa propria

Il modo di vivere di grande parte del mondo asiatico è generalmente più lento, pacato, tranquillo del nostro.

In Asia un ritardo non è mai un inconveniente, ma un’occasione per fare altro.

In India non esistono appuntamenti irrinunciabili, in Thailandia i mezzi di trasporto non rispettano quasi mai gli orari e nelle Filippine i camerieri sono lenti.

Se la cosa dà fastidio, se la cosa non può essere tollerata c’è solo una cosa da fare: non andarci.

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il popolo del Laos