La banalità della depressione

Perché parlare di depressione è così difficile?

zingaro di macondo

 

 

Molte persone convivono con la depressione senza mai parlarne con nessuno, come se ci fosse qualcosa di cui vergognarsi o da nascondere.

In fondo perché dovrebbero “lamentarsi” di qualcosa che non va? Perché dovrebbero appesantire gli altri con i loro problemi rischiando di passare da ingrati?

Finché non capiremo che la depressione non è una predisposizione umorale, ma una malattia che può persino condurre alla morte, sarà difficile per chi ne soffre uscire allo scoperto.

La depressione, ad esempio, non ha nulla a che vedere con la tristezza, non è un sentimento, e men che meno è un sentimento condizionato dagli accadimenti della vita.

Si può essere depressi anche con un conto in banca corposo, con una buona famiglia alle spalle e con un buon lavoro.

Certamente la depressione può avere radici nel nostro vissuto, ma le cose sono molto più complesse rispetto ad uno stato d’animo negativo in seguito ad un litigio o ad un brutto episodio.

Dalla depressione si esce attraverso l’utilizzo (spesso doloroso) del pensiero e delle “buone parole”, parole difficili da esprimere, ma assolutamente necessarie e terapeutiche.

Sono le parole, pensate o dette, a guarirci, ma non basta una frase amichevole, come non basta una pacca sulla spalla; si tratta di un percorso complesso e molto delicato.

Si entra nella depressione con le parole, pensate o dette, e se ne esce allo stesso modo. Un cammino difficile, difficilissimo, costellato di lettere, punti e virgole, ma sono convinto che siano queste le medicine più efficaci: le parole; solo le parole.

Senza scambiarci “buone parole” riduciamo la nostra esistenza al pari di quella di un insetto che nasce, vaga sbattendo contro vetri e muri, e muore senza averci detto nulla di sé.

Siamo animali sociali e la nostra socialità si esprime attraverso l’uso della parola.

Proprio a causa della vergogna che provano, molte persone si limitano a confidarsi in rete, soprattutto sui social.

Ed è lo stesso motivo per cui paghiamo i professionisti della psiche per ascoltarci. É come se il denaro e il computer mettessero una barriera tra noi e il problema, tra noi e il giudizio.

Dal dolore nascono fiori. La mia amica Stella

Perché parlare di depressione è così difficile?


Mi ha contattato una cara amica chiedendomi qualche consiglio.

Un’amicizia nata in rete che vuole rimanere anonima e che ho deciso di chiamare Stella.

Stella dice di essersi stupita del mio modo schietto e sincero di parlare della depressione.

Di conseguenza si è sentita predisposta a parlarmi, perché attraverso la mia naturalezza ha capito che poteva in un certo qual modo fidarsi.

Uno degli obiettivi di zingarodimacondo.it è proprio quello di aiutare le persone che stanno vivendo un brutto momento, di creare una community che possa essere un riparo dai giudizi e dalle incomprensioni di una società ancora poco avvezza a fare i conti con questo problema dalle dimensioni enormi.

Vedere la propria storia raccontata, vederla scritta, è un buon modo per esorcizzarla, per esternarla, per “sputarla fuori”.

Stella ha un macigno sullo stomaco fin da bambina, un macigno che non riesce proprio a condividere con nessuno: sua madre si è suicidata quando lei aveva appena sei anni.

La sua vita, poi, ha preso pieghe contorte le cui radici sono da ricercare in quel drammatico episodio: il padre si è risposato e da allora Stella chiama la sua matrigna “quella signora”.

Un rapporto che non poteva funzionare a causa di motivi che non ho la presunzione di aver capito dopo solo un paio di messaggi scambiati con Stella.

Dal rapporto tra il padre e “quella signora” sono nati due gemelli che hanno complicato le cose: l’amore umano non è infinito e suddividerlo tra troppe persone è spesso un problema insormontabile.

Stella è andata a vivere con la zia e da quel momento si è sentita protetta, finalmente circondata da quell’affetto che le era sempre mancato.

Conosco Stella pochissimo.

Solo qualche scambio, qualche like, qualche ringraziamento con una persona che mi è parsa fin da subito dotata di una sensibilità particolare.

Non l’ho mai vista di persona, ma ci scriviamo spesso.

Lei mi riempie di complimenti per come scrivo e io le faccio i miei, meritatissimi, per l’attività che porta avanti con intelligente ironia, forse figlia reattiva al dolore che ha subito da bambina.

Ci si tiene su a vicenda. Questo dovremmo fare l’un con l’altro, perché, come diceva Giacomo Leopardi, siamo naufraghi che non hanno altra ragione se non quella del conforto reciproco.

Stella è una persona solare, positiva, di quelle che ti strappano continuamente sorrisi intelligenti. Ma vive con questa grossa macchia sul cuore, una macchia che quasi nessuno ha mai visto per intero

Non è la prima persona che mi contatta per raccontarmi del proprio passato.

Tutti mi hanno riferito una difficoltà di comunicazione con il resto del mondo, con quel mondo che ha una faccia precisa e può rispondere cose feroci senza nemmeno esserne cosciente.

Parlare di depressione

Perché parlare di depressione è così difficile?


Ti do un consiglio e lo faccio con il cuore in mano.

Parla dei tuoi problemi, dei tuoi guai, dei tuoi dilemmi, di ciò che eventualmente ti impedisce di raggiungere quella felicità che tutti noi meritiamo, che tutti noi avevamo nel momento in cui siamo nati e che troppo spesso abbiamo perso per motivi incomprensibili.

Parlane con tuo figlio, con tuo marito, con tua moglie, con i tuoi amici, con i tuoi parenti.

E chiedi come va la loro vita.

Come stai oggi? C’è qualcosa che ti impedisce di essere felice? Vorresti parlarne?

Prova a pensare come ti guarderebbe la persona che hai accanto in questo momento.

Se pensi che ti guarderebbe come un alieno che bruca in giardino, allora quella persona non deve rientrare nel tuo contesto, non deve avere il privilegio di sapere chi sei.

Scappa, rifugiati, va’ da un’altra parte.

Che sia tuo padre o un semplice conoscente, quell’essere umano non ha la sensibilità necessaria per arricchire la tua esistenza.

Vorrei parlarti di un mio problema.

E a questa frase come reagirebbe?

Sono queste le domande, le parole essenziali, le “buone parole” di cui tutti abbiamo bisogno.

Sono le parole semplici che iniziano il difficile processo di guarigione.

Sono questi i dialoghi che fanno di un amico un vero amico, di un figlio un vero figlio e di un padre un vero padre.

Il resto sono chiacchiere, comunque importanti, ma solo chiacchiere.

Di certo non dobbiamo passare la nostra esistenza a parlare di depressione: calcio, barzellette e programmi tv vanno bene, sono utili a creare quel legame basato su quella leggerezza di cui tutti sentiamo così bisogno. Oggi più che mai.

Ma le nostre radici sono molto più profonde e prima o poi vanno analizzate, discusse, interpretate.

Amica depressione

La depressione quando arriva ci parla, quasi mi vien da dire che sia una buona consigliera.

In questi anni ho capito che la depressione è come il dolore: non è tanto la causa del nostro malessere, quanto piuttosto l’effetto.

Così come il dolore fisico è il campanello di allarme senza il quale continueremmo a tagliarci il dito fino ad amputarcelo totalmente, allo stesso modo la depressione ci avverte che qualcosa non va.

Che dobbiamo smettere di fare ciò che stiamo facendo. Che dobbiamo “raddrizzarci”, lavorare per uscire da uno stato di disagio potenzialmente molto pericoloso.

Se non ci fosse la depressione andremmo avanti con la nostra vita, con le nostre assurde prese di posizione, con i nostri lavori, i nostri valori e i nostri carichi mentali, fino al giorno in cui ci troverebbero con un cappio al collo senza sapere il perché.

La depressione è un’occasione.

E quell’occasione la madre di Stella purtroppo non l’ha potuta cogliere.

Non sono a conoscenza dei particolari: non so perché sia finita com’è finita, non ho idea di chi avesse attorno in quei giorni e se ci fosse qualcuno disposta ad aiutarla.

So solo che se una persona decide di togliersi la vita significa che cova un dolore immenso, un dolore che annienta persino l’istinto di sopravvivenza.

E so anche che con le buone parole le cose si sistemano. Ci vuole tempo, passione e amore, ma parlare sistema. Sempre.

Per cui se vivi in un ambiente negativo, un ambiente che ti appesantisce la mente, che ti danneggia i pensieri e l’autostima, te ne devi allontanare per lo stesso motivo per cui decidi di non respirare aria inquinata.

Come vedi la storia di Stella non ha nulla di eclatante, nulla di particolarmente originale, perché in realtà la depressione è dannatamente banale.

Si sta male, non è che ci sia molto altro da dire.

Stella è una ragazza con un animo affilato, sensibile e ricettivo e sono certo che questa predisposizione così particolare sia stata ereditata da sua mamma.

Una mamma che non ha potuto fare niente per se stessa, ma che ha colto l’occasione della malattia per arricchire la vita di sua figlia.

Stella è uno di quegli esseri umani che usano buone parole.

Voglio pensare che siano parole plasmate dalla madre, perché in Stella si percepisce la sensibilità unica di chi ha nel sangue la sofferenza della vita e la scelta consapevole della felicità.

Vorrei tanto che non ne sprecasse nemmeno una, di queste buone parole, credo che solo così il dolore della madre avrà avuto il senso di coltivare un fiore unico.

Contattami se vuoi che racconti la tua storia o se, semplicemente, vuoi parlare.

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