Arte e libri per la felicità; un altro modo di viaggiare

 

Arte e libri per la felicità.

Leggere, ascoltare musica, guardare quadri. E viaggiare, ovvio.

Questo è il mio modo di vivere, ma non mi sento in alcun modo “migliore” rispetto a chi fa altro. Leggo tantissimo e ogni volta che leggo, viaggio. Ogni volta che ascolto Mozart, viaggio. Ogni volta che guardo un quadro di Van Gogh, viaggio.

Consiglio: 10 libri per la felicità.

 

E ogni volta che viaggio, è come se leggessi le pagine di quel bellissimo libro che è la strada.

 

Viaggiare e leggere, per me, sono la faccia della stessa medaglia.

Quella faccia che nasconde il dark side della vita. Un dark side non solo ineludibile, ma persino necessario, come ci insegna la meravigliosa filosofia del Tao.

Ogni cosa, per sua natura, contiene un po’ del suo opposto e non solo è giusto che sia così, ma è anche l’immensa fortuna della nostra vita.

 

Ma se leggo, divento una persona migliore?

 

libri per la felicità nonostante tutto zingaro di macondo

 

Detto questo, vorrei sbarazzarmi di un luogo comune che trovo piuttosto odioso: i libri, e l’arte in generale, sarebbero il rifugio esclusivo delle anime sensibili.

Penso che sia un modo di vedere le cose piuttosto altezzoso, un punto di vista elitario che non mi appartiene minimamente.

C’è chi legge e chi non lo fa, così come c’è chi viaggia e chi non lo fa, ma non c’è una categoria migliore dell’altra in termini assoluti.

Leggere non fa di noi delle persone automaticamente migliori. Così come il viaggiare non è sinonimo di felicità: per lo meno nessun dizionario dice che i termini siano coincidenti…

Nelle mie peripezie professionali sono venuto a contatto con alcuni carcerati: persone spesso illetterate, quando non addirittura analfabeti, che mi hanno restituito molto, non solo in termini umani, ma anche prettamente esperienziali. Arriverei a dire che mi hanno insegnato alcune cose, instillato alcuni principi, a cui nessun professore universitario mi aveva mai lontanamente avvicinato. E, ovviamente non avevano mai letto un libro.

Ovviamente ciò non significa che commettere crimini apra la mente o faccia diventare intelligenti…

Amo profondamente, visceralmente, la parola scritta, tutto ciò che è “libro” e “lettura”.

Quando non ho nulla da leggere, do un’occhiata ai bugiardini delle medicine. É il mio secondo rifugio, il mio secondo modo di cercare la felicità nonostante tutto.

Perché il viaggio verrà sempre per primo…

Secondo me siamo tutti speciali in un modo o nell’altro; tutti unici nei nostri modi e nei nostri contenuti. Ed essere speciali significa che possiamo dare al prossimo qualcosa che lui non ha. Sono fermamente convinto che ciascuno di noi accresca la società in termini culturali, anche chi non sa leggere e scrivere, anche chi si esprime solo nel proprio dialetto o con monosillabi gutturali.

 

Quand’è che leggere è diventato così “speciale”? Libri per la felicità. I libri possono farci viaggiare?

 

libri per la felicità zingaro di macondo

 

Troppo spesso dimentichiamo che la funzione sociale, la modalità “celebrativa” del libro, quell’aurea di sacralità che lo avvolge, sono cose diventate tipiche solo a partire dal ventesimo secolo.

Nell’800, leggere era ritenuto quasi volgare.

La lettura intensiva, tipica dell’epoca, era causata dal fatto che i libri a disposizione fossero pochi e quei pochi venivano letti e riletti più volte. Si leggevano intensivamente poche cose, spesso ricavandone sensazioni e afflati diversi.

Questa era la lettura appannaggio quasi esclusivo del mondo femminile “donne”, perché gli uomini non avevano “tempo da perdere” per i libri.

Dopo cent’anni la situazione si è totalmente invertita: siamo passati dal leggere lo stesso libro cento volte, al mordi e fuggi tipico dell’era di internet.

 

[button link=”https://lamentepensante.com/stress-da-eccesso-di-informazioni-come-gestirlo/” type=”icon” newwindow=”yes”] Su “La Mente Pensante”, blog di psicologia, parlo proprio di questo. Lettura Intensiva versus Lettura Estensiva.[/button]

 

Non dimentichiamoci che la società del tempo (quella dell’800, ma anche quelle prima) era profondamente maschilista e la donna con il vizio di leggere era reputata frivola, come una persona che non avesse “niente di meglio da fare”.

La lettura, spesso effettivamente incentrata su romanzi rosa dallo scarso valore letterario, era la televisione del tempo: una cosa considerata priva di contenuti, quasi volgare, di cui addirittura vergognarsi.

 

le biblioteche dei pochi fortunati. libri per la felicità.

 

Poi c’erano i pochi che avevano a disposizione intere biblioteche, generalmente poche decine di volumi con testi dal contenuto più spiccatamente culturale: opere scientifiche, filosofiche, geografiche.

Erano per lo più nobili o alti prelati.

Per diversi motivi, non ultima la rivoluzione sessantottina che ha scardinato ogni sacro principio della società, e il fatto che la televisione avesse peggiorato, nel sentire comune, la qualità dei contenuti in circolazione, ecco che il libro è stato ammantato da quel velo di sacralità che, secondo me, oggi è quasi ridicolo.

Personalmente non sento nessun odore nella carta e sottolineare un libro non mi fa sentire una brutta persona.

Leggo solo ed esclusivamente per me stesso.

 

Leggere è il mio modo di viaggiare stando fermo. Ma senza presunzione

 

Chi non legge ha vissuto male la propria vita? Personalmente non la penso così.

Il mio personalissimo modo di vivere la vita è distinto in tre fasi intrecciate, quasi indissolubili: viaggiare, scrivere e leggere.

Quando leggo viaggio, quando viaggio scrivo, e quando scrivo faccio spesso le tre cose contemporaneamente.

É il mio modo di vivere la vita e, benché io non sia una persona costantemente felice, non lo scambierei con nessun altra.

 

la felicità nonostante tutto