Lettere contro la guerra di Tiziano Terzani

Lettere contro la guerra di Tiziano Terzani.

Tiziano Terzani scrisse il suo pamplhet contro la guerra proprio nel momento dell’odio generalizzato. Un atto di coraggio intellettuale che, a più di vent’anni di distanza, suona tristemente profetico.

Gabriel Tibaldi

 

 

L’11 settembre 2001 ci svegliammo tutti più intolleranti.

Il razzismo più becero si radica in episodi estremi e quale episodio poteva essere più estremo se non quello di vedere le torri gemelle, uno dei simboli del capitalismo rampante, bruciare come in un film di fantascienza?

L’11 settembre modellò i nostri pensieri come un punteruolo d’acciaio avrebbe fatto sulla creta fresca. Chi di noi non ebbe un impeto, per lo meno uno, di ira funesta?

Tremila morti, tremila vittime innocenti, sacrificate sull’altare di una guerra sconosciuta.

Facce “aliene” vennero sparate sui tg di tutto il mondo; quelle facce sporche avevano dirottato alcuni aerei sui simboli del mondo unilaterale.

Solo una voce si erse ribelle, e anticonformista fino allo stridore del senso comune; quella del compianto Tiziano Terzani. Parole pacate in un clima di fuoco, dettate da un animo nobile e austero.

Perché ogni invasore, di ieri e di oggi, non deve passare come la ragione dell’offeso.

Oriana Fallaci e Tiziano Terzani

Oriana Fallaci, capofila dell’integralismo più ruffiano, si fece portavoce di un comune disgusto, elevandolo al parossismo dell’odio perfetto. Bisogna odiare i diversi, perché i diversi ci vogliono uguali a loro. Tutti i diversi, nessuno escluso.

Puzzano i diversi, così diceva la Fallaci, frustrata probabilmente anche dalla malattia mortale che la stava divorando.

Così come allora gli iraniani venivano presentati come antagonisti rispetto ai cosiddetti valori occidentali, anche gli ucraini, oggi, sono stati presentati come nemici comuni.

Il linguaggio è sempre quello.

Attacco alla libertà e alle democrazie occidentali.

E di fronte a queste truci banalità, Terzani emerse come un gigante della parola:

Se noi davvero crediamo nella santità della vita, dobbiamo accettare la santità di tutte le vite.

La convinzione di essere superiori tradisce la nostra convinzione stessa, diabolico ragionamento che vuole il modesto davanti a tutti gli altri.

Il problema è che fino a quando penseremo di avere il monopolio del bene, fino a che parleremo della nostra come dell’unica civiltà, ignorando le altre, non saremo sulla buona strada.

Le ragioni delle guerre, così come le ragioni di ogni fatto umano, sono molto più complesse rispetto ad un semplicistico gioco che divide i buoni in cattivi.

Putin non è buono e non è cattivo, così come tu e io non lo siamo. Hitler era anche buono e Gandhi anche cattivo.

Siamo tutti frutto di un ambiente che logora i nostri pensieri, modellandoli fino ad esasperare posizioni che non erano nostre.

Il patriottismo è nemico della pace e finchè l’uomo non si porrà all’ultimo gradino della Natura, non esisterà salvezza per nessuno di noi.

il senso della vita in oriente