L’Isola delle Rose di Giorgio Rosa

 

Storia dell’Isola delle Rose, ovvero quando la fantasia va al potere.Gabriel Tibaldi

 

Quella dell’Isola delle Rose è una storia che fonde immaginazione, genialità e un pizzico di sana follia.

Giorgio Rosa, ingegnere bolognese dal carattere taciturno e riservato, nel 1968 ha 43 anni. Già da dieci anni gli gira in testa un’idea davvero stramba: costruire un’isola fuori dalle acque territoriali italiane.

Nessuno ci aveva mai pensato prima: le cosiddette acque internazionali sono “terra di nessuno”, dunque, a rigor di logica, nessuno può impedire niente, nemmeno la creazione di un’isola artificiale.

Chi era Giorgio Rosa

Giorgio Rosa non era un anarchico e nemmeno un “comunista pericoloso”, ma solo un uomo frustrato da una vita fatta di burocrazia e giorni tutti uguali.

E decide di evadere attraverso il sogno per antonomasia, una metafora che avrebbe voluto realizzare; quello di vivere su un’isola fuori dalla “realtà”.

 

la soluzione di gianni gabriel tibaldi

 

L’Isola delle Rose, una volta conclusa, in realtà non è “bella”. Non è bella proprio per niente.

Non è fatta di palme tropicali e sabbia fine, piuttosto è una semplice piattaforma di cemento simile in tutto e per tutto alle brutture petrolifere, una superficie di 400 metri quadrati sostenuta da nove giganteschi piloni lunghi più di 20 metri e affondati a quasi 15 metri sotto il suolo marino.

Ma ciò che importa, in questo caso, non è la forma, ma piuttosto il contenuto di questo folle progetto: vivere fuori dalla burocrazia, fuori da quella società che finisce per inghiottire anime e pensieri delle genti attraverso leggi non sempre rispettose delle singole individualità.

Dove si trovava l’Isola delle Rose

Fu costruita al largo di Torre Pedrera di Rimini, circa 500 metri oltre il limite delle acque nazionali. Lì non esistevano leggi, nessun capo di Stato poteva intervenire, nessuna polizia poteva far rispettare leggi che non esistevano.

A meno di non dichiarare guerra all’Isola delle Rose, ovviamente.

Quanto durò l’Isola delle Rose

L’Isola delle Rose nasce e muore nel fatidico 1968.

Mentre Parigi bruciava, pian piano incendiando il resto del mondo, in questo micro cosmo al largo delle coste italiane nasceva una cosa senza precedenti, una realtà fuori dalle istituzioni dove “chissà cosa succede” e “chissà perché è stata ideata”.

Un’isola, una brutta isola, che una volta raggiunta poteva essere il luogo di chissà quale “affare losco”. Questo nell’immaginario della Democrazia Cristiana, intrisa di rigore morale e dettami religiosi, mentre il resto del mondo leggeva con curiosità e divertimento i fatti dell’Isola delle Rose.

isola delle rose

Proprio il primo maggio del 1968 nasce ufficialmente l’Isola delle Rose, uno Stato libero auto proclamatosi Liberto territorio dell’Insulo de la Rozoj.

Giorgio Rosa non era un matto, era anzi dotato di una “struttura mentale” probabilmente molto solida; sapeva che, se voleva fare le cose seriamente, doveva dotarsi di una moneta, di una lingua e soprattutto di un Governo.

E farà tutto e in brevissimo tempo: in un articolo del 28 giugno 1968, Amedeo Montaggi informava che Giorgio Rosa era ormai il presidente del micro stato, mentre erano stati istituiti ben cinque ministeri: gli interni, gli esteri, quello delle comunicazioni, del commercio e dell’industria.

Giorgio Rosa doterà l’isola anche di una moneta, il “Mills” e di una lingua ufficiale, l’Esperanto.

Perchè l’Isola delle Rose

Tante sono le supposizioni circa i motivi che spinsero Giorgio Rosa a concretizzare un progetto così folle e il bel film “L’incredibile Storia dell’Isola delle Rose”, con Elio Germano nei panni di Giorgio Rosa, alimenta ovviamente quelle più squisitamente romantiche.

Giorgio Rosa sarebbe stato un folle genio spinto da un’ansia di libertà che tracimava oltre i limite del “pensabile”.

Come spesso accade, i fatti sono in realtà ben più prosaici.

Rosa voleva “fare impresa” in modi innovativi e, soprattutto, voleva svincolarsi dalle strette maglie della burocrazia italiana. Inizialmente il progetto era finalizzato ad un turismo alternativo nella speranza che la peculiarità dell’Isola delle Rose avrebbe raggiunto i quattro angoli del Pianeta. E, in aggiunta, costruire un albergo lì sarebbe costato meno. Niente tasse, insomma…

L’esperimento di Giorgio Rosa

Quello di Giorgio Rosa fu un esperimento che avrebbe dovuto dare impulso ad altri progetti del genere in giro per il mondo.

Ma quello è il 1968, un anno dove i “poteri forti” sono sul “chi va là”, il paese si chiama Italia ed è tra i più bacchettoni al mondo: la Democrazia Cristiana e la Chiesa alimentano le leggende che vogliono l’Isola delle Rose il punto di ritrovo di degenerati di ogni tipo.

Si parlerà di una Cuba in miniatura, di un esperimento “comunista” proprio in faccia a quell’Italia così “cristiana”, di un “inferno del sesso”, di gioco d’azzardo e di una potenziale radio “libera” che avrebbe sparso nell’etere idee di rivoluzione e di chissà quale altro tipo.

L’Isola delle Rose fu riconosciuta?

Alla fine, la spinosa questione dell’Isola delle Rose finì sui tavoli di Strasburgo, ma non ci fu tempo di riconoscere (o di non riconoscere) il micro Stato Liberto territorio dell’Insulo de la Rozoj.

L’Italia occupò militarmente l’isola e decise addirittura per un blocco navale; il 25 giugno 1968, ad appena 55 giorni dalla sua nascita, l’Isola delle Rose cessò ufficialmente di esistere.

Uno Stato riconosciuto, l’Italia, distrusse uno stato non riconosciuto, l’Isola delle Rose, in un contesto di guerra che fece cadere nel ridicolo il governo tricolore.

Alcuni militari fecero saltare in aria i piloni di sostegno e le grandi mareggiate estive fecero il resto.

L’Isola delle Rose, a inizio di luglio, giaceva sul fondale come un triste Titanic di sogno e libertà “alternativa” già lontano nel tempo.

Il significato del progetto oltre la realtà dei fatti

Il film, offerto da Netflix, racconta una versione romanzata dei fatti.

Giorgio Rosa sarebbe stato un giovane ragazzo con la testa tra le nuvole, uno di quei personaggi la cui mente viaggia ben oltre i ristretti limiti del mondo concreto. Elio Germano recita a meraviglia la parte del ribelle un po’ ingenuo ma molto intelligente, e il film è davvero bello.

Una storia romantica che ci insegna a manifestare quei sogni folli che facciamo nel nascosto della nostra mente, a dare forma a quelle folli sensazioni che sono anche quelle che ci distinguono dal resto del mondo animale.

Con coraggio e passione puoi costruire la tua vita folle, maliziosa e scanzonata, ma anzitutto devi fare il primo passo, e anche se tutti ti danno del visionario, del pazzo e del mitomane, non devi permettere a nessuno di vietarti la tua isola.

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