Toraja; una festa chiamata funerale

I funerali Toraja.

Isola di Sulawesi, Indonesia.

Prima parte.


So che non sarà semplice.

Senza intermediazioni e senza contatti è praticamente impossibile partecipare ad un funerale Toraja: primo perché la gente non muore a comando e secondo perché ovviamente non parlo la loro lingua.

Per il momento so soltanto che dalla mia posizione (Makassar, capitale della provincia del Sulawesi meridionale) devo dirigermi verso nord, verso la terra dei Toraja (Tana-Toraja), un popolo unico al mondo.

tana toraja zingaro di macondo

Toraja; una festa chiamata funerale.

Poi si vedrà.

Ammetto che queste situazioni complicate, nelle quali il raggiungimento dell’obiettivo non è così scontato, mi fanno sentire tremendamente vivo.

Ho visto mezzo mondo, ma ancora oggi mi emoziono di fronte al misterioso fascino degli incontri insperati, difficili, godo nella complicazione di strade interrotte, nelle  deviazioni inattese che non portano dove credevi.

Si dice che per sentirsi vivo l’uomo abbia bisogno di sfide.

Ad ognuno le proprie: le mie sono rappresentate da quelle che la Strada mi mette di fronte quando mi metto tra le sue braccia.

Il turismo dei funerali Toraja

Oggi sono migliaia i turisti che vengono ad assistere ai funerali Toraja, ma fino a pochi anni fa il loro isolamento li aveva protetti dalle voglie, spesso nefaste, della globalizzazione.

La frequenza con cui alcune agenzie del Sulawesi propongono di partecipare a questi riti mi insospettisce non poco.

Risaie Sulawesi Zingaro di Macondo

Toraja; una festa chiamata funerale – Zingaro di Macondo –

A meno che la gente davvero non muoia a comando, mi chiedo come sia possibile assicurare un funerale proprio per la data richiesta.

Vero è che il rito può svolgersi parecchio tempo dopo la dipartita del parente, perché la famiglia a volte non ha il denaro necessario su due piedi e tutto deve essere perfetto.

Ma sii tratta, comunque, di una cerimonia ben poco prevedibile.

Quindi ho deciso di fare da solo e ho preso un autobus pieno di polli e contadini piccoli come bambole, alla folle ricerca dei funerali Toraja.

I funerali Toraja. Viaggio verso Tana Toraja

Sette, otto ore di montagne accarezzate da vallate erbose zeppe di palme, magnolie e grosse orchidee e decine e decine di splendide risaie verdi di un verde impossibile.

E grossi, bellissimi bufali dai movimenti paciosi e silenziosi.

Il mio stomaco regge a fatica alle curve e controcurve, ai modi dell’autista che tratta il volante come un oggetto negligente da raddrizzare con strappi violenti.

Penso ai Toraja con in bocca il sapore dell’alluminio.

Toraja; una festa chiamata funerale

Toraja; una festa chiamata funerale – Zingaro di Macondo –

Ho la netta sensazione, dopo essermi ripreso da una testata contro il finestrino, che l’uomo deve raffigurarsi, ovunque si trovi, il dopo-morte come qualcosa di familiare, comprensibile, visivo, quasi tattile.

Orribile, inimmaginabile, pensare che smettere di respirare significhi il vuoto, l’assenza totale.

Una gallina dietro di me, chiusa in una grossa gabbia di metallo sulle ginocchia di un uomo, comunica il suo disappunto nei confronti dell’autista con uno sbattere d’ali contro le sbarre.

Una piccola nuvola di piume mi esplode davanti.

L’uomo mi poggia una mano sulla spalla e mi mormora qualcosa. Mi giro e gli faccio ampi gesti e ampi sorrisi. Lui fa altrettanto.

É come se ci fossimo parlati. “Scusi tanto”, “si figuri, anzi è stato divertente!” e altre cose che a parole non saremmo mai riusciti a dirci.

Che ci siamo reciprocamente simpatici anche se non ci conosciamo, che sarebbe un piacere parlare delle nostre vite, cose così insomma.

I sorrisi, quelli buoni, valgono una vita intera di parole.

Questo è uno dei motivi per cui giro il mondo e per questo non ho un lavoro da sveglia alla solita ora, proprio per questi eventi improvvisi che materializzano sorrisi e calori umani.

Vivo sull’Appennino Ligure in completa solitudine, poi prendo quattro stracci e viaggio.

Mi perdo, a volte non dico a nessuno dove mi trovo per intere settimane e faccio impazzire amici e parenti che non capiscono la mia necessità di spegnere la routine, almeno per un po’.

Mi isolo e mi immergo nel mondo, e lo faccio a fasi alterne, come un pazzo furibondo malato di vita, un pazzo che non sa cosa fare, cosa vuole, cosa scegliere.

Devo avere qualcosa di schizofrenico, come minimo un’anima indecisa, proprio come quella dei morti Toraja in attesa del loro funerale, morti che ancora non sanno quale sarà il loro eterno destino.

Il mondo dei Toraja

I Toraja sono animisti.

Danno un valore divino, simbolico, ad oggetti per noi insignificanti e pregano luoghi circonfusi di leggendari racconti miracolistici.

Hanno un rapporto profondissimo con le loro montagne, con quel territorio del Sulawesi così ricco di vegetazione e di colori da sembrare finto, con le acque della loro isola che probabilmente pochi di loro vedranno mai.

Un rapporto così simbiotico, quello con gli Oceani nascosti dalle alte montagne di Tana Toraja, che persino le loro case hanno la forma di eleganti imbarcazioni.

Toraja; una festa chiamata funerale.

Toraja. Una festa chiamata funerale – Zingaro di Macondo –

Secondo i Toraja il mondo si divide in due: c’è il mondo dei morti, da qualche parte oltre le montagne, e quello dei vivi, che è quello che stiamo attraversando in questo momento tutti quanti noi.

Questo culto primitivo non è dunque poi così lontano dalle credenze cristiane e da quelle delle altre grandi religioni: esiste un aldilà, un vero e proprio “altro mondo”, tangibile e concreto, ma inaccessibile.

I credenti della maggior parte delle religioni se lo raffigurano lassù, oltre le nuvole, altri in uno spazio fisico e corporeo nel quale riabbracceremo, materialmente, coloro che abbiamo amato.

Ma mai come per i Toraja l’aldilà rappresenta una realtà così concreta, materiale e tangibile.

Per i Toraja il funerale è il momento più alto, più significativo dell’intera esistenza, una cerimonia che assicura all’anima il raggiungimento con la Terra dei Puya, una terra fantastica che si trova da qualche parte oltre gli altipiani che circondano la loro valle come gigantesche sentinelle dalla testa appuntita.

Ogni civiltà pensa che oltre il confine degli occhi, al di là delle cose che si possono vedere e comprendere, esista una sorta di mondo sublime, diverso da questo, un posto magico, un’astrazione dai contorni mistici che risolleverà le nostre anime dalle fatiche del mondo.

Per i Toraja è importantissimo celebrare perfettamente il rito funerario, affinché i Puya accettino l’anima nel loro mondo.

Per questo la famiglia spende spesso ogni cosa per fare in modo che il trapassato abbia la festa migliore possibile.

Una volta terminato il funerale, il morto continuerà a svolgere una vita del tutto normale, una vita diversa rispetto a quella sorta di esistenza-non-esistenza immaginata dal Cristianesimo, ma diversa anche da quella immaginata dal Nirvana buddista, nel quale l’individuo viene assorbito nel grande tutto.

Sulawesi-Toraja-Zingaro di Macondo

Toraja; una festa chiamata funerale – Zingaro di Macondo –

I Toraja hanno semplificato la ricetta: il trapassato continuerà a svolgere la vita esattamente come prima, con la sola differenza che risiederà al di là delle montagne.

E per farlo avrà bisogno di quei beni materiali che gli verranno offerti proprio durante il funerale, semplice rito di passaggio da una forma di vita ad un’altra.

Il funerale assume un’importanza assoluta, centrale, nell’intera esistenza di un Toraja, perché se i Puya non dovessero essere soddisfatti della celebrazione, potrebbero decidere di respingere l’anima.

A quel punto il morto si trasformerebbe in un Bombo, uno spirito maligno che infesterebbe le notti minacciando la vita dei parenti stessi, colpevoli di aver organizzato malamente il funerale.

Sì, perché finché il funerale non ha avuto luogo, finché la famiglia non è riuscita a mettere insieme il necessario per la grande festa, l’anima giace in una specie di limbo, un’immaginaria sala d’attesa dove può stazionare anche per molti anni.

Dovrà attendere pazientemente che i parenti abbiano accumulato il denaro necessario, per questo più la famiglia è povera più lunga è l’attesa.

Nel frattempo il morto viene mummificato e tenuto in casa, adagiato sulla sua solita poltrona, oppure, più spesso, coricato nel letto. Nessuno dei famigliari ci fa caso, a nessuno risulta una cosa macabra o fuori luogo.

Durante l’attesa del funerale, la presenza del morto mummificato non inquieta nessuno e la sua presenza è ritenuta “concreta” a tutti gli effetti: ha solo smesso di parlare.

Toraja. Cosa succede dopo il funerale

Dopo il rito, dopo la festa, il corpo viene tumulato all’interno di una parete di roccia, e tutto il villaggio partecipa attivamente tra scoppi di risa, saluti fragorosi e in un contesto che per noi sarebbe tipico dei matrimoni.

Davanti alla “tomba” (se così vogliamo definirla) viene messo un TauTau, una sorta di guardiano di legno, rigorosamente scolpito a mano, con le fattezze del morto.

Tau Tau funerale Toraja Zingaro di Macondo

Toraja; una festa chiamata funerale – Zingaro di Macondo –

Da quel momento l’anima inizia “a scavare” nella roccia finché arriva alla Terra dei Puja dove, si spera, verrà accolto e potrà continuare la sua esistenza.

I funerali Toraja. La cerimonia Ma’Nene

Nel mese di agosto viene celebrata il (o la) Ma’Nene: una sorta di giornata dei morti versione Toraja.

I cadaveri del villaggio vengono riesumati, poi spogliati, lavati e cambiati con abiti belli puliti e profumati. Spesso le donne vengono acconciate e gli uomini pettinati come si conviene per le occasioni importanti.

Se il cadavere si sgretola, le ossa vengono avvolte in stoffe colorate.

Se il morto è ancora presentabile, se non si sfalda e non perde troppi pezzi, viene portato in giro per il villaggio, abbracciato e salutato da tutti proprio come fosse un vecchio amico assente da molto tempo.

Popolo Sulawesi Zingaro di Macondo

Toraja; una festa chiamata funerale – Zingaro di Macondo –

Quest’ultima cerimonia dovrebbe garantire all’anima l’ingresso nel mondo dei Puja: ora che finalmente il morto si è sincerato, dando un’occhiata mentre era a spasso per il villaggio, che stanno tutti bene, può cambiare “residenza” e godersi definitivamente la sua nuova vita.

CONTINUA CON LA SECONDA PARTE…IL MIO ARRIVO AL VILLAGGIO