Blog Zingaro di Macondo

di Gabriel Tibaldi, Travel Designer e Viaggiatore

Etnie del Laos del Nord

Laos

Il cortile è in pendenza, come tutto il resto quassù. Una donna spacca canne di bambù con un colpo secco e le apre a metà con le mani, per farne una recinzione bassa attorno all’orto. C’è odore di fumo anche alle nove del mattino, perché il fuoco sotto la casa non si spegne mai del tutto. Un ragazzino esce con uno zaino di nylon azzurro e prende il sentiero verso il basso, quello che porta alla strada. Un uomo risale in senso contrario con una tanica e un sacco di concime legato dietro alla sella.

Chiedo quanti anni ha il villaggio. Il conto che mi fanno è breve; trentadue. Prima stava più in alto, di circa un’ora di cammino, e prima ancora da un’altra parte. Nessuno lo dice come una perdita. Lo dicono come si dice un dato.

etnie del Laos del Nord
etnie del Laos del Nord
lingue in via di estinzione Asia Centrale

Tre parole comode

Per decenni chi doveva amministrare questo Paese ha usato tre etichette.

Lao Loum per chi sta nelle pianure, Lao Theung per chi sta sui versanti, Lao Sung per chi sta in cima. Sono aggettivi di posizione verticale, e qualcuno ha provato perfino a dargli delle quote: i primi tra i duecento e i quattrocento metri, gli altri via via più su.

La tripartizione aveva tre vantaggi politici evidenti.

Sostituiva termini più antichi e apertamente offensivi, a partire da kha, parola tai che vuol dire schiavo e che per secoli ha designato le popolazioni delle colline. Metteva davanti a ogni categoria la parola Lao, cioè inseriva tutti dentro la nazione e, infine, organizzava un territorio complicatissimo secondo un criterio che chiunque può verificare guardando una mappa.

Il problema è che l’altitudine non è un fatto etnico. È una conseguenza.

Le classificazioni ufficiali lo hanno riconosciuto da tempo: il censimento del 1995 lavorava su 47 etnie principali articolate in 149 gruppi, e il Fronte Lao per la Costruzione Nazionale ha poi rivisto l’elenco portandolo a 49 etnie e oltre 160 sottogruppi, ordinate in quattro famiglie linguistiche. Nel dicembre 2018 una risoluzione dell’Assemblea nazionale ha riconosciuto i Brou e ha portato il totale a cinquanta. Sulle date esatte di adozione e ratifica la letteratura non concorda, e vale la pena dirlo invece di fingere precisione.

Le tre vecchie parole però resistono. Le senti nelle conversazioni, le trovi nei materiali turistici, le usano anche persone che sanno benissimo che non reggono. Una classificazione sopravvive alla propria smentita quando è comoda.

Ospiti e non-come-noi

I Khmu hanno un sistema di classificazione tutto loro, e non assomiglia per niente a quello dello Stato.

Chiamano tmooy i gruppi khmu diversi dal proprio: la parola significa più o meno ospite, estraneo, e indica gente come noi che però non conosciamo. Ci finiscono dentro i khmu di un’altra valle, quelli del fiume Ou, quelli della zona di Luang Prabang. A volte perfino comunità vicine di altra lingua mon-khmer. Chi invece è radicalmente altro ha un nome diverso, jé’, e lì dentro stanno i lao, i tai, gli hmong.

Poi c’è la struttura dei clan. Ogni clan khmu porta il nome di un animale o di una pianta: la civetta delle palme, la tigre, il gaur, la scimmia, il picchio, il martin pescatore, il felce nero. Le linee di discendenza sono tre e si scambiano mogli e mariti secondo un ordine fisso. Chi appartiene a un clan non può uccidere né mangiare l’essere da cui il clan prende nome. Ogni clan possiede il racconto che spiega perché.

In casa il fuoco sta al centro e il tetto è annerito. Gli spiriti che contano non sono astrazioni: ci sono quelli degli antenati, quelli della casa, quelli del villaggio, e la conoscenza delle piante medicinali raccolte in foresta è diffusa, mentre la guarigione sciamanica resta affare di pochi specialisti molto formati. C’è anche una forma di canto costruita su un parallelismo rovesciato, di una complessità che non si ritrova quasi in nessun gruppo vicino. Non è folklore da esibire. È una tecnica.

Quanto l’italiano dista dal finlandese

etnie del Laos del Nord

Qui serve una precisazione linguistica, perché senza quella la geografia inganna.

Nel nord del Laos convivono quattro famiglie linguistiche che non hanno parentela tra loro. Austroasiatica, a cui appartiene il khmu, insieme al khmer e al vietnamita. Tai-kadai, a cui appartengono il lao e il tai dam. Hmong-mien, cioè hmong e iu mien. Tibeto-birmana, cioè akha, lahu, phunoi. Non sono varianti locali. Sono ceppi separati, distanti tra loro quanto l’italiano lo è dal finlandese o dall’ungherese. Due villaggi a mezz’ora di cammino possono parlare lingue che non hanno un antenato comune.

I Khmu erano qui prima. Sono considerati gli abitanti del nord del Laos precedenti alle migrazioni verso sud dei popoli di lingua tai. Il loro dominio era quello di Muang Sua, dove oggi sorge Luang Prabang; dopo la conquista lao, collocata nel XIII secolo, molti finirono nelle montagne o in condizione servile, ma nelle cerimonie di incoronazione della corte di Luang Prabang e in quella di Nan venivano riconosciuti come fratelli maggiori dei lao e dei tai. Il rito prevedeva un pagamento simbolico ai rappresentanti khmu, che in cambio riconoscevano la legittimità del re. Kmhmu | Encyclopedia.com +2

Vale la pena fermarsi un attimo su questo punto. Il potere lao aveva bisogno, per essere legittimo, che i primi occupanti del suolo dicessero pubblicamente di essere d’accordo. Il rito ammetteva ciò che la parola kha negava. Le due cose sono andate avanti insieme per secoli.

Arrivati con i bisnonni – etnie del Laos del Nord

Poi ci sono quelli che qui non c’erano affatto.

I Lahu parlano una lingua tibeto-birmana e vengono dallo Yunnan sudoccidentale. Erano ben insediati negli Stati Shan birmani già negli anni Trenta dell’Ottocento e in Laos verso la metà del secolo, mentre in Thailandia settentrionale arrivarono probabilmente negli anni Settanta o Ottanta dello stesso secolo. Alcuni villaggi lahu del Bokeo raccontano di provenire da un insediamento in Birmania lasciato un secolo fa circa. Le cifre variano molto secondo la fonte: stime più vecchie parlavano di meno di diecimila persone nell’estremo nordovest, altre più recenti di circa diciannovemila. Prendetele come ordini di grandezza. Lahu | Encyclopedia.com +2

Gli Hmong hanno una storia ancora diversa. Entrarono nel Vietnam nordoccidentale dalla Cina prima del 1800 e attraversarono il Mekong verso il 1890. Gli Akha, di nuovo tibeto-birmani, sono arrivati in buona parte all’inizio del Novecento. I Tai Dam parlano una lingua imparentata con il lao ma non sono buddhisti e hanno una loro scrittura antica. Wikipedia

Adesso rimettiamo in fila le tre caselle. Khmu e Lamet, austroasiatici e presenti da millenni, finiscono nel gruppo dei versanti. Hmong e Akha, arrivati rispettivamente nell’Ottocento e nel Novecento, e appartenenti a due famiglie linguistiche diverse tra loro, finiscono insieme nel gruppo delle cime. La categoria mette accanto chi non ha niente in comune tranne l’altezza sul livello del mare. E separa lao e tai dam, che invece parlano lingue sorelle.

La discesa

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Il motore vero non è culturale. È materiale, e si può descrivere con date.

L’agricoltura di versante richiede rotazione. Si coltiva un appezzamento per due o tre stagioni, poi lo si lascia riposare per anni e ci si sposta. Il villaggio segue i campi. Trentadue anni di età per un abitato non sono un’anomalia, sono la norma di quel sistema.

Dal 1975 lo Stato ha avviato lo spostamento di villaggi montani verso il basso, con obiettivi dichiarati di accesso ai servizi, riduzione dell’agricoltura itinerante e, dagli anni Novanta, contrasto alla produzione di oppio. Nel 1989 la prima Conferenza nazionale sulle foreste adottò un piano di reinsediamento permanente che riguardava un quarto della popolazione entro il 2000, con tre strumenti principali: i siti focali, l’accorpamento dei villaggi e l’allocazione di terra e foresta. Il programma di allocazione di terra e foresta partì su scala nazionale nel 1994. Il piano quinquennale 2011-2015 chiedeva ancora di integrare i villaggi più piccoli per rendere sostenibile l’erogazione dei servizi. (PDF) Culture and Rural Resettlement Projects in Laos +2

Sul terreno la faccenda si presenta come una scelta, e spesso una scelta amara. In alto hai terra, foresta, autonomia alimentare e nessun dispensario. In basso hai la strada, la scuola secondaria, il mercato, il lavoro salariato nelle piantagioni di banane e di gomma, e non hai più abbastanza terra per la rotazione. Le famiglie che scendono lo sanno benissimo. Scendono perché un figlio che finisce la scuola vale il campo che si perde. Raccontarlo come un’espropriazione pura è falso quanto raccontarlo come un progresso pulito.

Quello che non si scrive – etnie del Laos del Nord

Il khmu non ha una scrittura tradizionale. Esistono alfabeti proposti in tempi recenti, in caratteri lao o latini, ma nessuno di questi è la lingua in cui si fa lezione.

I linguisti hanno una ragione tecnica per tenerlo d’occhio. Il khmu è un caso raro di lingua i cui dialetti si trovano in stadi diversi dello stesso processo: alcuni conservano ancora l’opposizione tra consonanti sonore e sorde, altri l’hanno trasformata in un’opposizione di tono. Studi acustici confrontano varietà settentrionali ormai tonali con varietà orientali parlate nell’area di Vientiane che tonali non sono. Sta succedendo adesso, e si può misurare. Quando una lingua così smette di passare da una generazione all’altra, non si perde solo un vocabolario. Si perde un esperimento in corso. ResearchGate

Il ragazzino con lo zaino azzurro fa lezione in lao. A quindici anni, se le cose vanno come vanno di solito, andrà a Luang Prabang o oltre confine, in Thailandia, per lavorare. Tornerà per il capodanno. Parlerà con la nonna nella lingua della nonna, con qualche prestito in più e qualche esitazione, e con i suoi figli probabilmente no.

Nel cortile la donna ha finito la recinzione. Il bambù aperto tiene bene, dice, un paio di stagioni. Poi si rifà.

etnie del Laos del Nord

FAQ – etnie del Laos del Nord –

Quante etnie ci sono in Laos?
L’elenco ufficiale riconosce cinquanta gruppi etnici, articolati in oltre centosessanta sottogruppi e raccolti in quattro famiglie linguistiche. La cifra era di quarantanove fino al dicembre 2018, quando i Brou sono stati riconosciuti separatamente. Le classificazioni precedenti usavano numeri diversi.

Cosa significano Lao Loum, Lao Theung e Lao Sung?
Indicano rispettivamente le popolazioni di pianura, di versante e di alta quota. È una tripartizione basata sull’altitudine di residenza, non sulla lingua o sull’origine. È stata superata dalle classificazioni ufficiali ma resta molto diffusa nel linguaggio corrente.

Chi sono i Khmu?
Sono il gruppo etnico non lao più numeroso del Paese, parlano una lingua austroasiatica e la loro presenza nel nord del Laos precede l’arrivo dei popoli di lingua tai. Nelle cerimonie della vecchia corte di Luang Prabang venivano riconosciuti come fratelli maggiori dei lao.

Quali lingue si parlano nel nord del Laos?
Convivono quattro famiglie linguistiche senza parentela tra loro: austroasiatica, tai-kadai, hmong-mien e tibeto-birmana. Villaggi vicini possono parlare lingue tra loro più distanti di quanto l’italiano lo sia dal finlandese.

Perché i villaggi di montagna cambiano posizione?
Perché l’agricoltura di versante funziona a rotazione: un appezzamento si coltiva per poche stagioni e poi si lascia riposare. Il villaggio segue i campi. A questo si aggiungono le politiche di reinsediamento a valle avviate dal 1975 in poi.

Qual è la zona migliore per capire la diversità etnica del Laos?
Le province di Phongsali, Luang Namtha, Oudomxay e Houaphan concentrano la maggiore varietà linguistica. Ma la densità di gruppi non garantisce di per sé un incontro sensato: dipende molto da tempi, stagioni e modo di stare in un villaggio.


gabriel tibaldi zingaro di macondo

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Capire chi abita davvero queste montagne richiede tempo, e il tempo è l’unica cosa che un itinerario può decidere di darti o di toglierti. Lavoro esattamente su questo: scegliere dove fermarsi, quanto, con chi, e cosa lasciar perdere. Se il nord del Laos ti interessa per queste ragioni e non per altre, possiamo ragionarci insieme.


“Le persone, prima ancora dei luoghi.”

—Gabriel Tibaldi, Viaggiatore esperienziale

gabriel tibaldi zingaro di macondo

Sono il fondatore di Zingaro di Macondo e Travel Designer Certificato.
Ho viaggiato in Asia per oltre trent’anni, ma non è stato il mondo a cambiarmi: è stato il modo in cui ho imparato ad guardarlo.

Un lungo viaggio in Oriente mi ha aiutato a uscire da un periodo profondo di depressione.
Non mi ha “salvato” con le risposte, ma con le domande.
Da allora ho capito che viaggiare non serve a fuggire, ma a ritornare a casa dentro di sé.

Ho creato Zingaro di Macondo per questo: per disegnare esperienze che non siano solo spostamenti, ma passaggi interiori.
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