bambine hmong che sorridono

CHI SONO GLI HMONG, MINORANZA DEL SUD EST ASIATICO

  • Cosa ho perso (e cosa ho guadagnato) scegliendo un lavoro fuori dagli schemi
    Scegliere un lavoro fuori dagli schemi non significa vivere in vacanza. Significa fare i conti ogni mese con l’incertezza, saltare compleanni e funerali, spiegare ai parenti un mestiere che non rientra in nessuna categoria conosciuta. Ma significa anche conoscere un villaggio Hmong per otto anni di fila, tornare dove si è già stati fino a capirlo, costruire relazioni che non stanno in un itinerario. In questo articolo Gabriel Tibaldi fa un bilancio senza retorica di quindici anni passati a progettare viaggi in Asia: cosa ha perso davvero, cosa ha guadagnato e perché non consiglierebbe questa strada a tutti.
  • Chi c’era prima del Laos
    Nelle montagne del Laos settentrionale vivono decine di popoli che lo Stato ha a lungo raccolto in tre sole categorie, definite dall’altitudine di residenza. È un ordinamento comodo e sbagliato: mette insieme lingue lontane tra loro quanto l’italiano lo è dal finlandese e separa gruppi imparentati. Dai Khmu, presenti prima dell’arrivo dei popoli di lingua tai e riconosciuti come “fratelli maggiori” nelle cerimonie della vecchia corte, ai Lahu scesi dallo Yunnan da poche generazioni, questo articolo racconta come si è formato quel mosaico e cosa succede oggi, tra scuola in lingua nazionale, discesa a valle e lingue senza scrittura.
  • Le lingue che l’Asia Centrale sta smettendo di parlare
    Dalle valli del Tagikistan alle campagne del Kirghizistan, l’Asia Centrale ospita decine di lingue che stanno cambiando statuto in fretta. Lontano dal tono elegiaco che accompagna di solito questo tema, la questione è tecnica e sociale insieme: una cosa è una lingua con pochi parlanti e trasmissione interrotta, un’altra una lingua parlata da centinaia di migliaia di persone che perde prestigio. Tra deportazioni staliniane, cambi di alfabeto che hanno reso illeggibili le lettere dei nonni e migrazioni di lavoro, emerge una geografia linguistica in cui la scelta di smettere di parlare una lingua è quasi sempre una scelta razionale.
  • Ad Hanoi nessuno si ferma
    Ad Hanoi il traffico non si ferma mai, e il pedone occidentale se ne accorge restando immobile sul marciapiede a cercare un varco che non arriverà. Attraversare la strada tra i motorini non richiede coraggio ma passo costante e assenza di ripensamenti, perché il flusso calcola la traiettoria di chi cammina invece di cedergli la precedenza. Dietro quel gesto minimo ci sono ottantaquattro milioni di due ruote, le riforme economiche del 1986 e una zona a basse emissioni appena partita. E due idee opposte di sicurezza: la regola che obbliga qualcuno a fermarsi, o la fiducia reciproca di chi non si ferma.
  • Ottanta centimetri nei tunnel di Cu Chi
    A settanta chilometri da Ho Chi Minh City si apre una rete di gallerie sviluppata su tre livelli, larga poco più di mezzo metro, dove per anni ha vissuto una popolazione intera. Cucine con canne fumarie interrate lunghe metri, ospedali da campo, officine che rifondevano il metallo dei residuati, prese d’aria mascherate da termitai. Un racconto costruito sulle misure e sui corpi, non sulla retorica, che dice anche cosa è oggi il sito visitabile e quanto quei cunicoli allargati assomiglino poco agli originali

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